HomeSabato, 15 Maggio 2010
RISPARMIO GESTITO: gestione attiva o passiva? Per rispondere alla domanda è necessario prima conoscere tutti gli strumenti che il mercato ci mette a disposizione per la gestione dei nostri risparmi. Accanto alle tradizionali SICAV ed i nostrani fondi comuni di investimento, strumenti di gestione attiva, sono nati nel tempo, grazie alla ingegneria finanziaria, altri strumenti di gestione del risparmio quali gli ETF e i Certificates, strumenti di gestione passiva, generalmente legati ad un benchmark (un indice o un mix di indici di borsa) che replicano fedelmente nel bene e nel male. Da mensionare anche gli Hedge funds, ottimi strumenti di gestione attiva, ma poco abbordabili in quanto la legislazione italiana impone elevati importi minimi di sottoscrizione(500.000 euro). Analizzando le performance passate dei fondi comuni e delle Sicav viene subito da rilevere che pochi di essi riescono a battere il loro benchmark (20% circa) e che questo avviene perchè nei benchmarks, tranne alcuni, non sono compresi i dividendi annualmente erogati dalle azioni che compongono l'indice, in tal caso i gestori che nel passato sono riusciti a battere i relativi indici di riferimanto son davvero pochi (10-15% circa). Ma indagando sul perchè di una così misera performance dei gestori 'attivi' salta subito all'occhio che la causa principale è da addebitare agli alti costi di gestione rilevabili dal TER(Total Expense Ratio: costi e spese effettivi del fondo) che, spesso, superano anche il 3% all'anno. Ma sono giustificati tali costi? La risposta è negativa quando si parla di sicav o fondi liquidità, monetari, e obbliazionari governativi dove è senz'altro conveniente investire in ETF, in quanto, il plus che può dare la gestione è davvero irrilevante rispetto ai costi. Riguardo i prodotti azionari le cose cambiano in quanto i costi si potrebbero giustificare col maggiore rendimento che i gestori possono dare al loro portafoglio selezionando quei titoli che battono il benchmark, ma, visto che sono in pochi i gestori che riescono nel lungo periodo a sovraperformare i rispettivi indici di riferimento, per l'investitore è necessario scegliere con oculatezza i money manager più bravi Per una scelta consapevole si possono consultare siti specializzati in rating sui fondi come morningstar.it o CFS Rating. Si segnala che i costi di gestione degli ETF sono del 60 - 70% inferiori mentre sono totalmente assenti nei Certificates.
Lunedì, 3 Maggio 2010 Constant Proportion Portfolio Insurance Cos'è il CPPI?
Il Constant Proportion Portfolio Insurance è un modello di gestione basato su un algoritmo di tipo matematico e si basa sull'ottimizzazione ed il continuo ribilanciamento di un portafoglio composto da due panieri: uno rischioso (Risky Asset) e l'altro non rischioso (Risk Free). Esso opera secondo regole semplici e non discrezionali (i pesi attribuiti a ciascun paniere componente sono ottimizzati dinamicamente, in base a criteri prestabiliti). Nelle fasi di mercato al rialzo (toro), il modello aumenta la parte di paniere rischioso; all'inverso, quando i mercati cedono, il CPPI si alleggerisce scaricando la parte a rischio e sovrappesando il paniere "risk free". Questo meccanismo consente di consolidare parte dei risultati positivi ottenuti durante la gestione (clausola definita lock-in); in più, esso consente di poter garantire a scadenza il capitale investito. Quali sono i punti positivi e i negativi? L' aspetto negativo è nella lentezza ,del modello, nell'adeguare il peso azionario quando il mercato di riferimento si muove da subito con una forte salita verticale, con tale mercato il prodotto arranca rispetto ad un fondo azionario investito al 90 - 100% in azioni.Dal punto di vista dei vantaggi, è innegabile che il modello è protettivo: sia perché il capitale ad una scadenza predeterminata è comunque garantito, sia perché su un Mercato che prima sale e poi scende, il modello è in grado di consolidare i guadagni acquisiti durante le fasi positive e di prendersi solo una minima parte di discesa, tranquillizzando l'investitore che minimizza così le perdite in caso di disinvestimento anticipato.
Giovedì, 22 Aprile 2010 Attenti ai fondi obbligazionari!
Dai dati trimestrali sulla raccolta riguardante i fondi comuni e le sicav pubblicata da assogestioni, l'associazione italiana dei gestori del risparmio, si evince che il risparmiatore con un flusso positivo, da inizio anno, di oltre 5 miliardi di euro sta spostando i propri risparmi dalla liquidità al settore obbligazionario, attirato, come sempre, dai rendimenti passati. Tale pratica rischia di ripercuotersi sui rendimenti attesi dall'investitore in quanto alcune variabili potrebbero influenzare negativamente questo tipo d'asset finanziario, tra queste si segnala: l'enorme stock di debito pubblico in scadenza, solo l'Italia nei prossimi 12 mesi si ritroverà a dover rinnovare 250 miliardi di euro, i problemi di deficit di bilancio degli stati sovrani che dovranno comunque emettere nuovo debito per coprirli, la mancanza di fiducia che potrebbe essere innescata da ulteriori notizie negative relative ai cosidetti "PIGS" e da ultimo dal riaccendersi dell'inflazione.
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